Iron Man 2 – Il Capitolo Migliore?

Iron Man 2 riprende esattamente dove terminava il precedente capitolo, cioè la rivelazione ufficiale che Iron Man non è altri che l’industriale Tony Stark (Robert Downey Jr). L’uomo, spavaldo e sfacciato, nonostante si reputi il paladino della giustizia e della pace, si trova a dover fronteggiare numerosi nemici, non più soltanto terroristi e bande militari, ma anche lo stesso governo degli Stati Uniti, il dipartimento della difesa (interessato agli armamenti e alla tecnologia dell’esoscheletro dell’eroe) e il figlio di uno scienziato russo, Ivan Vanko (Mickey Rourke), che nutre particolari risentimenti nei confronti di Iron Man.


Anche questa volta l’ironia beffarda e la sfacciataggine di Tony Stark regalano un fumetto fantascientfico dai forti tratti scanzonati e divertenti. Il robottone Iron Man vola, spara raggi fotonici, combatte contro nuovi e potenti nemici, suoi simili e non, il tutto accompagnato dalla ricerca di un antidoto per il velenoso Palladio che Stark sta assorbendo nel suo sangue. Troviamo nuovamente la segretaria Pepper Potts (Gwyneth Paltrow) messa stavolta un po’ in ombra nel ruolo da prima donna nel film da Scarlett Johanson nel ruolo della affascinante neo-assunta dell’ufficio legale di Stark. Il film pecca un po’, come è ormai maledizione per i film col numero 2, i sequel, in quanto ad originalità. La sorpresa per la nascita di un nuovo supereroe, che si celebrava nel primo episodio, lascia il posto ad una trama poco lineare e piuttosto dispersiva, con ampi spazi per dialoghi effimeri, quasi a voler allungare la durata del film per ottenere la stessa durata del primo Iron Man.

La mancanza di azione viene compensata in qualche modo dal cattivo di turno, un Mickey Rourke redivivo e dal sapore est europeo che non esita ad elettrificarsi pur di sfogare la propria vendetta contro Stark e contro le auto del gran premio di Montecarlo. Effetti speciali degni dell’ultima generazione, con un bel combattimento fantascientifico tra supereroi meccanizzati sul finale, che però non bastano a togliere quel senso di scontatezza e mancanza di profondità iniziale.