In Time – Un Capolavoro con Justin Timberlake

In un ipotetico futuro viene sconfitto l’invecchiamento, dando la possibilità alle persone di vivere per sempre. Questo però porterebbe ad un problema di sovraffollamento, per risolvere il quale si decide di fare invecchiare le persone solo fino ai 25 anni, dopo i quali, per poter restare in vita, è necessario acquisire nuovo tempo. Il tempo diventa quindi l’unico denaro e merce di scambio, trasferito da persona a persona col semplice contatto delle braccia che recano, in sovraimpressione, un timer fluorescente: il tempo di vita rimasto. In questo mondo i ricchi possono vivere praticamente per sempre a scapito dei poveri, costretti a vivere giorno per giorno racimolando il tempo necessario per la sopravvivenza. In questo scenario Will Salas (Justin Timberlake), operaio proveniente dal ghetto, ottiene per caso una incredibile quantità di tempo. Potrà così uscire dalla sua situazione e avvicinare il mondo dei ricchi, per sottrarre loro la maggior quantità di tempo possibile. Finirà così per rapire la figlia di un potente uomo d’affari, Sylvia (Amanda Seyfried) per ottenere un riscatto.


Il soggetto di questo film è decisamente innovativo. Anche se l’idea stessa delle persone che vivono con un timer incorporato e che si scambiano il tempo toccandosi le braccia può rasentare l’ingenuo o l’inconcepibile, e tralasciando l’incoerenza che grava più in generale sul tutto, il film consente di fare qualche riflessione abbastanza ovvia sull’importanza del tempo, che ci è concesso come un dono.


In Time si cala comunque bene nel genere fantascientifico, con ambientazioni ricreate in modo artificioso e asettico, sia per quanto riguarda il ghetto che per il settore ricco della città. Le scene d’azione sono presenti ma senza esagerazioni, con un impattante Cillian Murphy ad interpretare Raymond Leon, uno dei guardiani del tempo, la polizia che deve mantenere il controllo dei flussi di tempo nella popolazione. L’uomo si metterà all’inseguimento del protagonista fuggitivo e della sua rapita, che diviene subito sua complice. La storia prosegue senza particolari colpi di scena, concentrandosi maggiormente sui dialoghi tra i due protagonisti, tra i quali nascerà una storia d’amore ostacolata sempre dalla perenne mancanza di tempo, fonte di vita e di potere, per il quale nel ghetto si arriva facilmente ad uccidere.


Dal punto di vista quindi essenzialmente didascalico il film vale la pena di essere visto, sia per la morale che per l’idea originale, e anche per il discreto cast; dal punto di vista della realizzazione invece si poteva fare certo di meglio, e non ci si deve proprio aspettare un senso logico e razionale del concetto alla base del film.


La frase migliore:
“Possono prenderti il tempo ogni attimo. E’ assurdo!”
“Sì è assurdo.”